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venerdì, giugno 25, 2004
A cosa serve la filosofia? Era anche uno degli argomenti della prima prova dell'esame di maturità, che però ho preferito tralasciare in favore della riflessione sul tempo. L'utilità della filosofia é pressochè nulla, per fini pratici, o almeno per chi ritiene che il fine debba essere necessariamente pratico. "Non serve a niente...", è l'opinione di mio zio. No, dico io, é sbagliato. La filosofia serve a capire, cioé capire per capire, dunque ha un fine teorico; e' fine a se stessa, perchè non ricerca nulla di diverso da sé e qualunque conclusione a cui giunga la presuppone. Ma serve a capire che cosa? Non tanto che viviamo in un mondo del cazzo; no,perchè per quello basta un pò di cervello discretamente funzionante (grazie Shooter per avermi ricordato Tonino Guerra e il suo proverbiale: "Ma come si fa a non essere ottimisti?"). No, perchè per non essere ottimisti l'intelligenza é più che sufficiente. Piuttosto serve a capire come restare in questo mondo, possibilmente distaccandosene, ed accettarne le strutture e l'illogicità. E questo avviene tramite due vie: rassegnarsi o spacciare questa illogicità per logicità. Per questo si dice: "Prendila con filosofia", validissimo luogo comune al quale mi permetterei di effettuare solo una lieve modifica: cambiare una vocale: da prendila in prendilo. Perché unicamente in quel momento di dolore la filosofia rivela la sua assolutezza e universalità.
giovedì, giugno 17, 2004
"L'impostura è l'anima della vita sociale". Giacomo Leopardi
domenica, giugno 13, 2004
Inizio ad odiare il mondo e gli uomini, guardo con timore e svogliatezza il mio futuro, non ho ambizioni né voglio averne. Non me ne frega niente di chi vincerà le fottute elezioni, non me ne frega niente del mio esame di maturità. Non faccio progetti né guardo le cose in prospettiva, tanto il corso degli eventi é perfettamente estraneo alla mia logica razionale. Non dico che non vi sia logica negli eventi, e che siano tutto caos casuale, no, una logica c'é: ma non é la logica del nostro modo di pensare e di prevedere. Il principio di causa ed effetto non funziona così bene in Natura. La Natura non é perfetta, nulla di ciò che é in divenire lo é; questo non é "il migliore dei mondi possibili" di cui Leibniz é tanto fiducioso, il reale NON é razionale, come invece afferma l'ingenuo ottimismo hegeliano. L'ostacolo é il nostro modo di essere, portato a dare un senso a ciò che non ne ha, a considerare le cose esistenti in sé, con una natura propria. "Pensa positivo" mi ha detto un ragazzo, ma questa frase é auto- contraddittoria, anzi é il pessimismo puro. Perché vuol dire che il positivo si può creare nel pensiero, se non lo si ritrova nella "realtà", ma questo implica necessariamente che il pensiero sia diverso dall'essere e che quindi il reale non sia razionale. "Ma dai, é una bella giornata oggi... c'é un bellissimo sole", e che palle... Odio il sole, mi piace il cattivo tempo, e allora?
"La vita é un pendolo che oscilla tra il dolore e la noia". Arthur Schopenhauer
domenica, giugno 06, 2004
Va bene, visto che il dilemma del coccodrillo ha fatto scervellare in maniera originale finissimi intelletti e continua ad essere tema di discussione, ecco un altro paradosso. Stavolta il protagonista non è un coccodrillo,o una bestia qualsiasi, e non si potrà dire: perchè proprio un coccodrillo, un essere poco intelligente la cui natura istintiva é farsi i cazzi suoi, che va a rapire un bambino e, invece di papparselo direttamente, si costruisce una paralizzante sega mentale? Onde evitare tutti questi inconvenienti, il protagonista del paradosso deve essere inattaccabile. E stavolta lo é... Ora c'é Dio di mezzo, al quale tutto é possibile... quindi poche constestazioni... Un paradosso presente nelle discussioni della Scolastica circa l'onnipotenza di Dio. PARADOSSO DELL'ONNIPOTENZA DIVINA. Dio, che é onnipotente, potrebbe creare un masso troppo pesante per essere mosso da Dio stesso? Se non può crearlo c'é qualcosa che Dio non può fare e pertanto non sarebbe onnipotente. Se può crearlo invece, ci sarà, dopo tale creazione, qualcosa che Dio non potrà fare.
venerdì, giugno 04, 2004
Se avete voglia, vi pregherei di leggere con attenzione questo post, un pò contorto forse, ma molto interessante per uscire dal modo ordinario di pensare. CRITICA DEL "PANTA REI" E DELLA NATURA DELLA MATERIA. Quelli che un pò di tempo fa avevano risposto che secondo loro la Verità risiede nel divenire, nel cambiamento, non possono che sfociare nel materialismo. Il divenire è infatti il carattere distintivo della materia, la quale non può avere una Natura Propria, cioè incondizionata; se essa avesse infatti una Natura Propria non sarebbe soggetta alle leggi di causa ed effetto nè sarebbe inoltre creata, nè muterebbe. Una Natura Propria, o essenza, nella materia non sono riscontrabili: é la stessa esperienza a mostrarcelo quotidianamente. L'esperienza ci mostra infatti come il mutamento sia il frutto di un processo di causa- effetto, che è però nella materia stessa, non al di fuori di essa. La materia può regolarsi benissimo da sola, il divenire è cioè una qualità intrinseca della materia, è la materia stessa. Non esiste dunque un'essenza incondizionata nella materia, ma si potrebbe obiettare che essa sia in divenire, che si trasmetta nel processo di causa-effetto e nel mutamento. CRITICA DEL POTENZIALE CAUSALE. Ma anche questa affermazione è inconsistente: non esiste un potenziale causale nella materia-causa, riscontrabile poi anche nella materia-effetto. Se infatti vi fosse, lo troveremmo anche nella materia- causa, prima che diventi effetto. E invece la causa (per esempio la legna), produce un effetto diverso da sé, il fuoco. Non c'è nemmeno legame diretto tra la causa e l'effetto: la legna alimenta la fiamma, ne è dunque la sua causa. Ma lo stato immediatamente precedente la cessazione del combustibile, che cos'è? Se si risponde che è ancora il combustibile, cioè la causa, si ottiene l'assurda conseguenza che è proprio la cessazione del combustibile a produrre il fuoco. Dunque l'effetto implica la cessazione della causa. Tutto ciò per dimostrare che la materia è inconsistente, il divenire stesso è inconsistente, non ha qualcosa di "eterno" dentro di sè. E perciò dire che "tutto scorre", ovvero che tutto è divenire, equivale a dire che tutto è materia.
giovedì, maggio 27, 2004
Sto di nuovo accarezzando la seducente pazzia...
lunedì, maggio 24, 2004
Oggi riflettevo sui più ricorrenti luoghi comuni filosofici, quelli che costituiscono la cosiddetta "filosofia di strada", brevi sentenze, aforismi, che si tirano fuori quando si tenta di uscire da una conversazione cercando di mortificare l'avversario con aria di superiorità morale. Alcuni hanno una qualche validità teorica, ma sono usati impropriamente, altri sono totalmente campati per aria senza tener conto dei principi di identità e non contraddizione. Vorrei elencarne alcuni che spesso mi sento ripetere: 1-"Prima di giudicare devi conoscere", banale, espressa generalmente da chi ha idee diverse e allora per non dare terreno di intervento spaccia le sue conoscenze come appartenenti ad un ambito totalmente differente, sicchè poi, in virtù di tale sentenza, rende ingiustificato qualsiasi tentativo di contro- obiezione. Ma la si può udire anche da quelli che raccolgono firme per strada (dopo che hanno esposto un testo imparato a memoria), per mortificare chi lancia il suo laconico NO. Tuttavia in questa sentenza c'è del vero in senso filosofico; equivale infatti a dire "il pensiero precede l'azione", e su questo mi trovo d'accordo. Tuttavia è anche vero che ci sono cose che sarebbe bene non conoscere e non voler conoscere... 2- "Devi essere te stesso...", e questa é una osservazione perfettamente inutile. E chi diamine vuoi che sia? Non posso che essere me stesso, sempre, a meno che non abbia imparato a fondermi con la mia coscienza nel Tutto e Uno al tempo stesso. Ma per adesso non sono ancora capace... Io la tradurrei piuttosto in "sii stabile e coerente". 3- "E' impossibile conoscere se stessi", in aperta contraddizione con quella sopra da un certo punto di vista, a meno che non si voglia scindere l'essere dal conoscere. Si può essere qualcosa che non si conosce di essere? E' possibile, perchè la mia mente vede altro ma non se stessa, ma se anche fosse sicura di vedere "altro" diverso da se stessa, saprebbe in tal caso che il mondo è la SUA rappresentazione. Dunque conoscerebbe se stessa in quanto occhio che vede qualcosa di diverso da se stessa. 4- "Chi usa la violenza ha comunque torto", sentenza moralista, d'effetto, che ho sentito pronunciare dagli stessi che poco prima avevano pronunciato la prima frase, ma in palese contraddizione con questa. La prima frase dice sostanzialmente che il pensiero precede l'azione, dunque il conoscere è la base del giudicare. Ora, se uno ha la conoscenza può dunque giudicare, cioè passare all'azione. E allora come può l'azione, in questo caso la violenza, cancellare la conoscenza che è alla base? Come può far diventere quella conoscenza da vera a falsa se è determinata da essa e non viceversa? Dire quindi che la violenza cancella l'aver ragione significa dire che l'azione precede il pensiero, e contraddirsi con la prima frase.
domenica, maggio 23, 2004
Eccomi ritornato, ritemprato, ancora un tantino sconvolto dalla variazione climatica, che ha avuto qualche spiacevole influenza sulle mie funzioni corporali...
domenica, maggio 16, 2004
E domani si parte per l'ultima gita scolastica, destinazione: Sicilia... Il ritorno è previsto per sabato in mattinata, quindi per un pò di giorni lascerò riposare le mie e le vostre facoltà noumeniche. A presto
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